Due passi per Austenland: Lyme Regis

All’inizio del capitolo XIII di Jane Austen: i luoghi e gli amici, Constance Hill racconta della vacanza che Jane e i genitori trascorsero a Lyme Regis nel 1804. Il tragitto compiuto dagli Austen, che “provenendo da Bath attraversarono […] Shepton Mallet, Somerton e Crewkerne” è lo stesso che io ho avuto la fortuna di percorrere più di duecento anni dopo, e su una carrozza fornita di motore, partendo da Bristol. Attraversare il Somerset per raggiungere il Dorset in una giornata d’estate è una delle esperienze più suggestive che possano toccare a un visitatore: la campagna inglese, brillante sotto il sole, punteggiata dai batuffoli candidi delle pecore, traboccante di fiori e decorata dai cottage civettuoli con i tetti di paglia è uno spettacolo per tutti e cinque i sensi.

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Il microcosmo austeniano come modello narrativo

Il nostro recente articolo Orgoglio e pregiudizio cinquant’anni dopo ha esaminato il rapporto tra il romanzo più noto di Austen, di cui abbiamo festeggiato quest’anno il bicentenario, e Nord e sud di Elizabeth Gaskell, che negli ultimi mesi ha raggiunto anche in Italia la meritata notorietà, grazie alla traduzione curata dalla casa editrice indipendente Jo March e alla messa in onda con doppiaggio in italiano (LaEffe) dello sceneggiato della BBC. Questa analisi ha aperto un percorso interpretativo molto interessante, del quale vogliamo oggi studiare un ulteriore aspetto.

8Le somiglianze biografiche tra le due autrici sono molto scarse: sebbene entrambe fossero figlie di ministri della chiesa, la loro infanzia e giovinezza trascorsero in modo completamente diverso: Gaskell fu moglie, madre, viaggiatrice e protagonista della scena letteraria contemporanea; Austen, come ben sappiamo, no. Entrambe ebbero fratelli arruolati in marina (Gaskell uno, Austen due) e un sentimento contrastante nei confronti del mare traspare in molte delle loro storie: basti pensare al personaggio di Frederick Hale di Nord e sud, condannato all’esilio per via di un ammutinamento, o a Gli innamorati di Sylvia, il romanzo storico di Gaskell, impegnato proprio a studiare l’influenza del mare sulla vita degli individui; e, per quanto riguarda Austen, a Persuasione, solo per citare il più rilevante. Ma il destino che il mare riservò alle loro famiglie fu ben diverso: se Frank e Charles Austen fecero fortuna grazie alla navigazione, John Stevenson (il fratello di Elizabeth) fu dato per disperso nel naufragio di una delle navi della Compagnia delle Indie, e di lui non si ebbero più notizie.

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Jane Austen e la teoria letteraria: una riflessione

Che le opere di Jane Austen possano essere annoverate fra i classici immortali della letteratura mondiale è ritenuto un dogma, è assodato, è fuori discussione. Quale sia la natura di un “classico letterario”, e quali definizioni potrebbero essere associate a questo termine potrebbe però essere oggetto di una lunga e articolata riflessione. È mio parere che uno dei parametri validi per giudicare l’immortalità e la grandezza di un’opera letteraria sia la possibilità di leggerla da una molteplicità di punti di vista, persino poco pertinenti l’uno con l’altro. Se, come sosteneva Calvino nella sua celeberrima osservazione, “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha dire”, si può affermare che un’opera soggetta a quante più possibili interpretazioni critiche deve essere definita un classico.

Sfogliando una qualsiasi bibliografia austeniana, come può essere quella che abbiamo inserito nella nostra pagina “Bibliografia italiana”, o nella nostra “Study Guide”, o la sistematica bibliografia redatta annualmente dalla Jane Austen Society of North America (consultabile fra i vari articoli della loro rivista online, “Persuasions”), è facile notare – anche semplicemente con un’occhiata ai titoli dei vari contributi – che almeno i sei romanzi canonici sono stati e sono tuttora oggetto di studi critici che derivano dalle più svariate scuole di pensiero. Non tutte le opere di narrativa sono così ricche di significato da poter godere di un simile trattamento.

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Connessioni femministe: Jane Austen e Mary Wollstonecraft

Cari lettori, per tentare di aggiornarvi con quanta più attenzione possibile in merito ai contributi, alle notizie e ai dibattiti sulle opere di Jane Austen, abbiamo chiesto alla redazione di “Persuasions“, la rivista ufficiale della JASNA (Jane Austen Society of North America) di poter tradurre per voi in italiano alcuni degli articoli pubblicati sul loro sito web. Abbiamo ricevuto una risposta positiva, e siamo quindi lieti di inaugurare questo percorso con la traduzione di un pezzo che ci è sembrato particolarmente importante, perché prende in considerazione uno degli aspetti più discussi e delicati dell’ambito di studio austeniano. L’articolo di Miriam Ascarelli, di cui potete leggere la traduzione in questo post, esamina infatti il punto di vista “protofemminista” della scrittura di Austen, confrontandolo con il pensiero di colei che fu la prima teorica del femminismo europeo: Mary Wollstonecraft. Siamo certi che questo ottimo studio susciterà il vostro interesse, stuzzicherà le  vostre riflessioni e, perché no, accenderà una discussione molto istruttiva. Buona lettura.

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Connessioni femministe: Jane Austen e Mary Wollstonecraft
di Miriam Ascarelli
Persuasions On-Line
, V.25, NO.1 (Winter 2004)

Cosa hanno in comune Jane Austen, figlia nubile di un ecclesiastico, che scrisse sei romanzi a proposito di giovani donne sulla strada del matrimonio, e Mary Wollstonecraft, la progenitrice del femminismo moderno?

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Le edizioni italiane

Copertina, antiporta e frontespizio della prima edizione Mondadori di "Orgoglio e prevenzione"
Copertina, antiporta e frontespizio della prima edizione Mondadori di “Orgoglio e prevenzione”

L’avventura italiana delle opere di Jane Austen iniziò con molto ritardo. Solo nel 1932, infatti, fu pubblicata la prima traduzione nella nostra lingua; si trattava di Orgoglio e pregiudizio, anzi di Orgoglio e prevenzione, dato che questo fu il titolo scelto da Mondadori. Il traduttore era Giulio Caprin, e quell’edizione di oltre ottant’anni fa è ancora in commercio, sia pure con il titolo che è ormai entrato nell’uso corrente e con qualche ritocco alla traduzione, dove, per esempio, i nomi italianizzati (Bettina per Elizabeth, Giovanna per Jane, Don Guglielmo e Donna Lucas per i coniugi Lucas, ecc.) sono stati ricondotti alla grafia dell’originale.

Edizione del 1957 con il titolo originale
Edizione del 1957 con il titolo originale

Da allora le edizioni sono state moltissime, e dagli anni Novanta in poi (con la sola eccezione di un’antologia di opere giovanili pubblicata nel 1979) si è cominciato anche a tradurre altro: le opere giovanili, appunto (i cosiddetti “Juvenilia”), gli incompiuti, Lady Susan e l’epistolario. Per quest’ultimo, però, esiste una sola edizione parziale, ormai praticamente introvabile, e un’edizione completa è disponibile solo on-line.

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Le lettere di Jane Austen

Le lettere di Jane Austen sono talvolta considerate una sorta di “parenti povere” delle sue opere, in particolare dei sei romanzi cosiddetti “canonici”. In realtà, anche se quello che resta è una porzione minima del suo vasto epistolario, le lettere sono dei documenti molto preziosi per addentrarci nelle vicende della sua vita, nonché per approfondire quel rapporto biografia/opere che, senza voler a ogni costo fare dei riferimenti diretti tra le vicende e i personaggi delle sue opere e la vita reale della scrittrice, ha nel suo caso un’importanza particolare, visto che lei stessa ha sempre scritto di aver raccontato solo ciò che conosceva direttamente, limitando il campo d’azione dei suoi romanzi agli strati sociali che appartenevano al mondo che ruotava intorno a lei e alla sua famiglia.
Pubblichiamo quindi l’Introduzione di Giuseppe Ierolli alla raccolta completa delle lettere di Jane Austen (in traduzione italiana con testo a fronte nel sito da lui curato), ricca di spunti e di citazioni che mostrano la ricchezza e l’importanza dell’epistolario austeniano.

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Delle tantissime lettere scritte da Jane Austen (1) ci restano solo le 161 trascritte nell’edizione curata da Deirdre Le Faye nel 1995, nominalmente la terza edizione di quella curata da Chapman (la prima è del 1932, la seconda del 1952) ma in realtà del tutto rinnovata, con l’aggiunta di diverse lettere e con una numerazione in gran parte rivista (nel 2011 è stata pubblicata la quarta edizione, sempre a cura di Le Faye, con un apparato accresciuto ma senza modifiche nel testo e nel numero delle lettere).
Sull’interesse che queste lettere rivestono per lo studioso e per il lettore delle opere di JA, le parole più convincenti sono quelle dell’Introduzione di Chapman alla sua prima edizione:

Le edizioni Chapman (II-1952) e Le Faye (IV-2011)
Le edizioni Chapman (II-1952) e Le Faye (IV-2011)

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